HOMENAGEM AOS MEUS AMIGOS ITALIANOS

 

Il Pasubio è un monte alpino al confine tra Trento e il Veneto. Le valli e gli altipiani che lo circondano sono usati come punto di attraversamento delle Alpi già da otto mila anni, quando per primo ebbero fatto i cacciatori del mesolitico. Come risultato, la sua importanza per la strategia bellica, confermata in tutta la storia delle guerre in quel territorio per le dispute di passaggio tra l’invasione da nord a sud e da sud a nord.

Fu così durante la terribile Prima Guerra Mondiale. A 2.200 metri di altezza, rispettivamente postati sul Dente italiano e il Dente Austriaco (le creste più alte della montagna), questi nemici, dopo gli avanzamenti e i ritiri iniziali, separati da una stretta e profonda fessura rocciosa, si scontrarono senza ritiro o avanzamento di un millimetro mentre è durato il conflitto, così vicini gli uni degli altri che potevano guardarsi in fondo agli occhi.

Le rocce calcaree della montagna furono utilizzate nella costruzione di sotterranei, in cui ogni lato si nascose con i suoi uomini e cannoni con il mutuo e permanente obiettivo di distruggere la tana degli altri.  Sul lato austriaco, una fortezza costruita con un progetto e metodo; sul lato italiano, una complessa e ingegnosa rete di gallerie, a cui si accedeva da una tortuosa strada di montagna con 52 gallerie, la più grande opera di ingegneria militare italiana della prima guerra. Gli austriaci bombardavano sistematicamente il Dente italiano. Gli italiani ricostruivano esattamente tutto ciò che era distrutto, anche quando gli austriaci scoppiarono 50 mila chili di esplosivi sul loro Dente. Gli austriaci rimettevano in piedi tutto quello che gl’italiani distruggevano e questi bombardavano il Dente Austriaco, giorno e notte, senza sosta. Alla fine dello scontro, le bombe avevano cambiato la configurazione delle montagne.

Il Pasubio è stato uno dei più tormentati campi di battaglia del fronte italo-austriaco. Nelle loro cime morirono più di dieci mila soldati, nelle battaglie, nei bombardamenti, nelle valanghe e per le malattie. Là, camminare sopra i mucchi di cadaveri mischiati alla neve bagnata di sangue non era solo un linguaggio figurato, ma la dura e cruda realtà, e coloro che sopravvissero, accanto a ciò che rimase delle loro famiglie e città, soffrirono per tutta la vita con i ricordi delle atrocità per cui sono passati.

Il fatto è che l’essere umano (termine usato anche, vedete bene, per segnalare qualità superiori, come l’umanesimo, per esempio) non hanno mai controllato la sua capacità di camminare verso l’abisso, flirtando con la follia, anche questa è una qualità degli uomini e delle donne dalla quale oggi sono riempiti il mondo in generale e Brasile in particolare.

Non farmi domande sulla guerra.

Ricordare è una sofferenza insopportabile.

Scordare è il mio rifugio.

Fragile come il rifugio che mi tradiva,

Freddo come la neve sanguinante che mi congelava,

Ma l’unico buco che mi è rimasto.

Soltanto di esso, forse, io possa ritornare, verso la casa che non esiste più.

Solo di questa trincea del non ricordarsi,

Dove i cannoni ancora ruggiscono sempre

E i cadaveri dei fratelli puzzano intorno a me.

Non farmi ricordare il terrore della artiglieria,

La promiscuità indegna di disperati nella fossa.

Basta con le bombe che ora scoppiano dentro di me

E mi buttano per terra ogni volta che provo a sollevarmi da questa bara.

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